La pratica del “TRASHWARE”

Il termine trashware deriva dalla contrazione dei termini inglesi trash, spazzatura e hardware, ed è la pratica di recuperare vecchio hardware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi, rendendolo di nuovo funzionante ed utile.

Parte integrante del trashware è l’installazione di software libero, ad esempio il GNU/Linux per portare avanti lo spirito di libertà dell’iniziativa.

Il materiale informatico così ottenuto viene consegnato o regalato a persone ed enti che ne abbiano bisogno, in particolar modo legandolo ad iniziative che tentano di colmare il divario digitale (digital divide), ossia la differenza di mezzi a disposizione tra chi è informaticamente alfabetizzato e chi ancora non lo è.

Per chiarire meglio il concetto, oggi, le tecnologie impongono alle aziende di avere attrezzature sempre piu’ aggiornate e veloci, quindi che fare di personal computer, monitor, tastiere, mouse, cavi di alimentazione, stampanti, ma anche fotocopiatrici e fax perfettamente funzionanti ma ormai obsoleti?

Chi se ne occupa è ad esempio il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB), una Onlus che opera nella provincia di Milano, nata circa otto anni fa, e che raccoglie infatti questo materiale elettronico, ne verifica il corretto funzionamento e lo distribuisce a scuole, università, opere di carità, che li utilizzano per le loro finalità educative e formative. Dopo aver ovviamente verificato accuratamente le effettive necessità.
Il requisito fondamentale è che le attrezzature raccolte devono essere funzionanti. L’associazione non si occupa di rottamazione ma vuole aiutare in modo serio . Sarebbe offensivo e non rispettoso distribuire attrezzature informatiche non in perfetto stato, o troppo vecchie da essere quasi inutili.
E poi queste attrezzature informatiche devono essere complete ad esempio di pezzi fondamentali come il driver CD, la Ram etc., che molto spesso invece risultano essere mancanti. In tal caso i pezzi ritirati sarebbero inutilizzabili.

Il BITeB ritira le attrezzature dalle aziende (a titolo gratuito o con acquisto a valore simbolico), ne verifica il corretto funzionamento, stocca i materiali, li ripulisce minuziosamente cancellando tutti i dati, installa il software necessario, effettua il collaudo e provvede quindi alla distribuzione (valutando caso per caso le richieste più pressanti e urgenti) a opere sociali, di carità, istituti di formazione, scuole ed università nei paesi in via di sviluppo e in Italia.

Esiste anche l’associazione di “Ingegneri senza Frontiere” che con il patrocinio di Legambiente, si occupa di trashware, operando nell’Ospedale vecchio di Parma, da circa un anno, recuperando pc considerati dalla maggioranza delle persone ormai obsoleti. Le finalità dell’associazione sono le stesse del BITeB: recuperare vecchie attrezzature elettroniche per donarle ad associazioni di volontariato ed a scuole, dando anche un grosso aiuto all’ambiente:
il riutilizzo di un solo computer ed un monitor permette il risparmio di 13 kg di rifiuti pericolosi, 35 kg di rifiuti solidi e materiali, 80 litri di acqua e 32 tonnellate di aria inquinate, 605 kg di emissione di anidride carbonica e 7.719 chilowatt di energia.

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