Rimini: cinquecento tonnellate di rifiuti elettronici l’anno smaltite dai detenuti

L’iniziativa “Raee in carcere” avviata nel 2005 è finanziata dalla regione Emilia-Romagna con il Fondo Sociale Europeo per promuovere l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate

Rimini, 10 nov. (Adnkronos) – Un progetto con due anime: una ambientalista e l’altra sociale. Ambientalista perché ha a che fare con il corretto smaltimento o riutilizzo dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; sociale perché ad apprendere e svolgere questo lavoro sono i detenuti che partecipano ai laboratori “Raee in carcere”, avviati nel 2005 con l’iniziativa comunitaria Equal “Pegaso” finanziata dalla regione Emilia-Romagna con il Fondo Sociale Europeo per promuovere l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate.

Utili, ma anche belli: all’interno dei laboratori, infatti, la creatività ha trovato il suo spazio e alcune delle opere realizzate, sono confluite in una mostra allestita dal Museo del Riciclo, piattaforma web del consorzio Ecolight, presso la fiera riminese Ecomondo. Si tratta di una giostra, un pesce e un settimino realizzati con i rifiuti elettronici dai detenuti delle case circondariali di Forlì e Bologna, nel corso dei laboratori gestiti dalle cooperative sociali Gulliver e It2, in collaborazione con l’associazione Recuperiamoci.

Dal loro avvio nel 2005, i laboratori hanno coinvolto e formato 21 detenuti, di cui 9 sono stati assunti come figure specializzate; oggi sono 12 le persone impegnate nei laboratori e indennizzate (in fase di tirocinio o borsa lavoro), di cui 7 remunerati (regolarmente assunti) per operazioni di smontaggio e trattamento dei Raee. La quantità dei Raee non pericolosi gestita fino ad oggi dai detenuti ammonta a 500 tonnellate l’anno, con un obiettivo di recupero dell’85%. L’attività, inoltre, contribuisce a riciclare più di 660 tonnellate di ferro, 10 tonnellate di rame, 5 di alluminio e 25 di plastica.

Secondo i dati del ministero della Giustizia, l’inserimento graduale in attività lavorative abbatte in maniera netta la percentuale di recidiva: meno del 10% delle persone che prima di uscire dal carcere hanno frequentato attività socializzanti torna a delinquere, percentuale che sale fino al 70% dei casi per chi, invece, rimane sempre in carcere. Dati che danno la misura dell’importanza di un’attività come quella portata avanti dai laboratori condotti nelle carceri di Bologna, Ferrara e Forlì.

Le opere d’arte realizzate all’interno dei laboratori di Forlì e Bologna ed esposte a Ecomondo rappresentano un’importante vetrina per l’iniziativa. “L’attività artistica – spiega Barbara Bovelacci, responsabile del progetto ‘Raee in carcere’- ci dà la possibilità di portare all’attenzione della comunità questi laboratori attraverso oggetti gradevoli da vedere e magari anche da acquistare. L’obiettivo della nostra attività è il recupero di persone che si trovano in una condizione svantaggiata, dando loro l’occasione di impegnarsi in maniera continuativa in attività lavorative per reinserirsi nella comunità e nella legalità”.

Il progetto prevede attività di trattamento e smontaggio dei Raee nei laboratori avviati sia all’interno delle carceri (come nel caso di Bologna e Ferrara) che all’esterno (Forlì) per quei detenuti che hanno il permesso di svolgere attività lavorative fuori dall’istituto. I laboratori sono gestiti da cooperative sociali che ricevono, attraverso i consorzi Ecodom ed Ecolight, commesse per trattare i Raee da piccole e grandi aziende che producono gli apparecchi. Una volta smontati, i Raee vengono riciclati, smaltiti, riutilizzati, anche in maniera creativa.

Le persone che frequentano i laboratori, dopo un periodo di tirocinio, vengono assunte dalle cooperative sociali che li gestiscono e che vengono pagate dai consorzi per il lavoro svolto. E c’è la possibilità concreta di trovare un lavoro una volta tornati in libertà, grazie alla rete di imprese che gira attorno al progetto. “Attraverso il disassemblaggio dei rifiuti elettronici viene data una solida opportunità di lavoro alle persone in esecuzione penale – spiega Walter Camarda, presidente di Ecolight – L’arte che nasce dai rifiuti diventa occasione per una rieducazione, nel rispetto dell’ambiente e nel rispetto della legalità”.

Nella mostra allestita ad Ecomondo, il Museo del Riciclo espone anche alcune installazioni presentate all’ultima edizione del concorso “Rifiuti in cerca d’autore” e altre opere nuove selezionate tra le oltre 250 realizzate con materiali riciclabili. Presso lo stand, sarà possibile esprimere la propria preferenza per l’opera che piace di più attraverso Facebook: ogni giorno, ai primi 150 sarà regalata una luce da lettura firmata Ecolight.

Il Museo del Riciclo nesce un anno e mezzo per valorizzare il lavoro degli artisti che utilizzano materiali di scarto, accrescere la sensibilità sul tema dei rifiuti, in particolare dei Raee che devono essere raccolti e riciclati per limitare la dispersione di sostanze inquinanti. I laboratori in carcere favoriscono il reinserimento lavorativo delle persone in esecuzione penale: dall’avvio della sperimentazione a settembre del 2009, il laboratorio di Forlì ha impegnato complessivamente sei detenuti, di cui tre assunti, che hanno lavorato circa 300 tonnellate di Raee.

 

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