Trashware: PC aziendali vecchi? Datti alla solidarietà

Con il riuso solidale, i computer vecchi, ma funzionanti, hanno un’altra vita.

Se il “parco informatico” della vostra azienda è da svecchiare e avete scrivanie e stanze affollate da computer che non rispondono più alle esigenze di un mondo del lavoro che viaggia sempre più velocemente, riflettete qualche istante prima di buttare via tutto. Nel caso le attrezzature siano usate, ma funzionanti, si può percorrere la strada del riuso solidale.

Di cosa si tratta?

Anziché finire tra i rifiuti, i computer dismessi per ragioni di aggiornamento tecnologico, ma ancora operativi, seppur non più utili nel mondo dei professionisti, possono fare al caso di associazioni impegnate nel sociale. Perché rottamare strumenti che possono servire ad aziende impegnate in settori spesso a corto di fondi come quello del contrasto all’emarginazione giovanile, dell’accoglienza ai migranti, dell’assistenza a disabili e anziani?

Gli operatori del riuso solidale
In Italia, uno delle realtà più avviate del comparto del riuso solidale è la onlus milanese Banco Informatico. Attiva dal 2003, nel corso degli anni l’organizzazione ha raccolto e recuperato migliaia di pc, collaborando anche con imprese del calibro di Unipol, Nestlé, Sisal, Europ Assistance e Manpower.

Una volta entrata in possesso dei computer indesiderati dai donatori, il Banco Informatico testa le macchine nel proprio laboratorio interno, assicurandosi che siano funzionanti, e le prepara ad hoc per l’organizzazione che le riceverà. I pc vengono ripuliti dai dati presenti ed equipaggiati con software originale e dunque girati a organizzazioni non profit grandi e piccole (che sono quelle più a rischio di arretratezza tecnologica a causa della carenza di fondi).

Una scelta di responsabilità
Dalla Onlus, sottolineano l’importanza sociale – ma anche ambientale – del lavoro svolto: “Nella sola Europa, il flusso di rifiuti elettronici è stimato in 10 milioni di tonnellate l´anno, di cui almeno tre quarti prendono clandestinamente la via del Sud del mondo, dove sono trattati senza norme di sicurezza per estrarne alcuni metalli preziosi, spesso tossici per l´uomo e per l´ambiente. L´Italia non fa eccezione, con circa un milione di pc smaltiti all´anno, di cui almeno il 10% è ancora funzionante”. Chi fosse interessato al riuso solidale, può consultare il sito dell’associazione all’indirizzo www.biteb.org.

La Stampa, 11 ottobre 2010

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